La storia plurisecolare della marineria siracusana è tanta parte della storia civile della città, delle sue glorie e dei suoi sconosciuti eroi. La sezione custodisce gli oggetti che ogni armatore, dismesso un veliero, conservava per il prossimo armamento. È presente una rassegna completa delle CORDE usate nel veliero per le manovre, conservate in ottimo stato e con gli estremi protetti dalle sfilacciature con impiombature. Le corde sono di origine vegetale, canapa, cotone, cocco e manilla oppure di natura sintetica, nylon e polimeri vari. La realizzazione delle corde era talmente dispendiosa che si rendeva necessario dipanare gli spezzoni di corde andate a male o rotte per intrecciarli alfine di ottenere resistentissime cordicelle. Per la giunzione delle corde o per ottenere asole si allargavano i trefoli con particolari cavicchi (in legno per le corde o in acciaio per i cavi metallici) per consentire di infilare i trefoli nel capo opposto seguendo il senso di rotazione, operazione che richiedeva grande abilità. Il tratto di sartie o di brache, sottoposto a particolare usura veniva protetto con spago catramato con un attrezzo particolarissimo “a manuzza” che consentiva di far ruotare lo spago intorno al cavo tendendolo al massimo. Una mazzetta di legno sistemava bene l’impiombatura. Tutti i velieri avevano una ricca collezione di CARRUCOLE a una o più gole necessarie per le manovre di bordo o armare paranchi.
I colli trasportati, avvolti in tela di iuta, venivano spostati e sistemati con oppositi uncini. Durante la navigazione il carico non si doveva spostare!
Nelle navi in ferro la cura contro la ruggine era incessante: un marinaio, sospeso in un sedile, “u sbauss” con imbracatura e paranco picchettava la parte da trattare con un apposito martelletto per staccare le placche di ruggine e procedere alla pitturazione con minio.
È nota l’abilità dei marinai a fare nodi anche per abbellire utensili: lancia sagole, bussolotto contenente gli aghi, manganelli…
L’operazione più importante su un veliero era quella di riparare le VELE o sostituirle. Si usava una tela in cotone molto resistente detta in “olona” che veniva cucita con grossi aghi proteggendo le mani con particolari salva mano con borchie in rame. Con gli spezzoni di tela si confezionavano sacche e secchielli. A bordo la cura della persona era sempre presente: rasoi, etc… In bonaccia i naviganti erano soliti impiegare il tempo libero ricamando o dipingendo. Le testimonianze sono state trascritte dai racconti del Capitano Giuseppe Gaetano Rodante, cittadino siracusano che giovane lascia gli studi per seguire il padre capitano di lungo corso con il quale ha solcato i mari di tutto il mondo.
“Umile gente di mare, misconosciuta, cha ha contribuito anonimamente al progresso del Mondo: questi gli uomini di mare”
G. G. Rodante